Capodanno a Casa della Carità

Ormai da qualche anno l’Azione Cattolica giovani propone di passare la notte di Capodanno festeggiando insieme alla Casa della Carità, fondazione voluta dal cardinal Martini e adesso sotto la guida di don Virginio Colmegna.

Con lui abbiamo celebrato la messa con il momento di ringraziamento e il Te Deum non appena arrivati nella casa, insieme al nostro gruppo, a quello di alcune ragazze arrivate con le suore di Charles De Foucalt, e ad alcuni ospiti. È loro che don Virginio continuava ad interpellare, spronandoli a ringraziare – anche se qualcuno non era così convinto – per ciò che l’anno passato aveva donato. Durante l’omelia siamo stati invitati anche a non diventare indifferenti alla realtà che ci circonda, ma a cercare sempre di farci prossimi e accoglienti, perché Dio si è svuotato per riempire noi di amore.

Abbiamo partecipato alla cena con gli ospiti della casa, attualmente circa 120, fra uomini, donne e famiglie, inframmezzata da balli per superare le barriere linguistiche, di età e di provenienza. Il momento clou della serata è stata la tombolata, che ha coinvolto tutti e con cui abbiamo aspettato la mezzanotte.

È stata un’occasione semplice, famigliare, come il clima di Casa della Carità, ma che ci ha permesso di fare la conoscenza di chi la abita.

Abbiamo chiacchierato con gli anziani che partecipano al centro diurno per combattere la solitudine e che ha insegnato loro a superare i pregiudizi: il signor Antonio, 94 anni il 7 gennaio, che ha atteso cotechino e lenticchie per tutta la cena; la signora Anna, gagliarda, chiacchierona e scatenata ballerina; il signor Mario, dal maglione arancione e dallo sguardo velato di tristezza quando ci ha raccontato della moglie, morta 15 anni fa.

Abbiamo ballato canzoni napoletane con Roberto, giullare e macchietta della casa; abbiamo coinvolto le timide ragazze cinesi Anna e Sho nei balli di gruppo, arrivate nel 2015 perché nel loro Paese stavano impedendo ai cristiani di professare liberamente la loro fede.

Abbiamo giocato a tombola, cercando di combattere la sfortuna, con tre diciottenni senegalesi: Mohamed, 18 anni, alunno di una scuola alberghiera di Milano, che come premio ha scelto un libro sulle principesse per regalarlo alla sua vicina, Moustafà, 19 anni, che lavora all’Esselunga e che è arrivato in Italia quando di anni ne aveva 14, e Se o “Piccolo” per i suoi amici, 21 anni, una fidanzata a Venezia conosciuta su Instagram e un cuore grande, che lo faceva giocare a calcetto con i bambini e accompagnare gli anziani claudicanti al bagno.

Alla fine, prima di tornare a dormire in San Giorgio, abbiamo visto il presepe, che tante polemiche ha scatenato da parte di chi non vuole che il bene ostinato parli: presepe che pone Maria, Giuseppe e Gesù su una barca, di quelle usate dai migranti per viaggiare e la scritta “non c’era posto per loro” (Lc 2,7) e quella della casa della Carità che spiega “è per questo che noi accogliamo”.

Vivere il Capodanno in questa maniera ci ha permesso di conoscere volti e storie degli ultimi e di farci prossimi. È stata un’occasione per noi di partecipare alla bontà silenziosa che viene compiuta ogni giorno e che cresce inesorabilmente, a dispetto di chi vuole metterla a tacere.

Nella condivisione finale è emersa la capacità di iniziative come questa, e come altre organizzate da 3P, di far cadere i pregiudizi nei confronti dei poveri che si rivelano essere persone come noi, con i loro sentimenti e capaci di parlare anche di storia e matematica.

Vi auguriamo che il 2019 possa essere un anno pieno di incontri, di storie e di bene. Perché possiamo essere tutti testimoni di quell’amore concreto che ci ha insegnato Gesù dalla mangiatoia e perché possiamo essere responsabili di questo Dio così fragile, che negli ultimi si incarna.